Avrà sui cinquant’anni, portati bene. Capelli grigi su di un corpo ancora in forma.
Non parla mai con nessuno e anche per chiedere permesso bofonchia.
E’ timido, malattia che alla sua età ormai può considerarsi cronica.
I suoi gusti sono ignoti: non legge libri, solo appunti scritti a penna; oppure scrive su un portatile.
Poi un giorno due ragazze al primo anno di università si siedono vicino a lui.
Hanno il loro primo esame e ripetono (malamente) la materia a vicenda.
Nell’ascoltarle, gli occhi dell’uomo si illuminano, facendo scintillare un blu profondo che non avevo mai notato.
Con la mano ferma le parole delle ragazze. Un gesto inaudito.
Penna in una mano, foglio nell’altra, mostra loro cosa stanno sbagliando.
Parla sciolto, gesticola, disegna.
Le ragazze lo guardano con gratitudine, ma non hanno ancora le idee chiare. Fanno domande, gentilmente chiedono delucidazioni.
Lui ha mollato il freno a mano: spiega, si appassiona, chiarisce aspetti che sono sempre stati oscuri anche a me.
Alla stazione vicina all’Università di Millemondi le ragazze lo salutano calorosamente e si dirigono verso un 28 assicurato.
Lui ricambia imbarazzato, ripone la passione in uno zaino e torna il goffo signore di mezza età di sempre.
E’ bellissimo vedere come le passioni possano trasformare (e avvicinare) perfetti sconosciuti. La prossima volta che lo incontrerai noterai dettagli che magari finora non avevi ancora scoperto 🙂
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Lo spero: sicuramente ora lo vedo con occhi diversi 🙂
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Le passioni animano, risvegliano, coinvolgono e magari diventano veicolo per aprirsi al mondo. Bel racconto, Marco
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Grazie!
“Le passioni animano, risvegliano, coinvolgono e magari diventano veicolo per aprirsi al mondo”: credo descriva benissimo il mio rapporto con questo blog 😉
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