Gruppo di lettura

Ci sono mattine in cui mi sveglio allegro ma poi mi rovina la giornata un discorso sentito in treno (sugli immigrati, sulla politica, sul “si stava meglio quando si stava meglio…”).
Ma per fortuna ci sono mattine in cui succede il contrario.

Stamane in un sedile poco distante dal mio c’è Anna, che conosco di vista: la incrocio ogni tanto alla scuola di musica dove va mia figlia.

Ha vent’anni o poco più e oggi è in compagnia di un’amica, con cui si sta scambiando opinioni sui libri preferiti. E il treno si popola di personaggi che ho amato anch’io alla loro età.

I Buendia, Siddharta, Adriano, Winston Smith…

Una ragazza di vent’anni con questi gusti è comunque un cliché (e, diciamocelo, non puoi amare Siddharta se di anni ne hai più di quattordici) ma proprio per questo mi rassicura, mi scalda questa grigia giornata invernale. Come anche mi rende contento il pensiero che mia figlia vive in questo ambiente e non in quello della mia infanzia (Chi cazzu ti leggi? Chi è? Delitto e castigo… minchia, bellu, ma non ti po’ leggiri ‘a Gazzetta comu tutti l’autri?).

Poi naturalmente Anna ha comunque vent’anni e cade anche lei su chi avrà la prossima laurea ad honorem. Non si ricorda il nome.
La aiuta uno sconosciuto poco più in là: “E’ una laurea alla memoria. Lui era Douglas Hofstadter, l’autore di Gödel, Escher, Bach, un bellissimo libro.”

Oggi vi amo tutti, o voi compagni di viaggio.

In stazione ovviamente ognuno va per la sua strada. Mentre mi dirigo al lavoro, sento lo stralcio dell’ultimo discorso delle due ragazze.
E’ un aneddoto o una barzelletta. Su di un certo Signor Neri. E su un amico che gli consiglia di fare una terza figlia per chiamarla Irene.

“Eh sì, ma non posso mica andare da mia moglie e dirle ‘Amore, stasera facciamo un palindromo!'”

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