Patologie moderne

Come dicevo, con i primi caldi i bar hanno i tavolini all’aperto. E io ogni giorno vedo una ragazza.
E’ seduta al tavolino del bar che incrocio ogni giorno andando dalla stazione al posto dove lavoro. E mi fa un po’ pena.

E’ sempre lì da sola, abbandonata come un oggetto dimenticato. E’ sulla sedia a rotelle e agli stupidi come me stupisce un po’ scoprire che però è anche una bella ragazza. Ma non è per la sedia a rotelle che mi fa pena.

Nel mio pur breve tempo di attraversamento, la vedo sempre rannicchiata su sé stessa, quasi raggrinzita da un deficit mentale. Osserva ossessivamente il tavolino, muovendo in modo inconsulto le mani e ogni tanto borbottando qualcosa.
La guardo di sfuggita e penso a quanto sia triste il degrado a cui può arrivare senza colpa la mente umana.

Un giorno però riesco a guardarla meglio e noto che questo degrado non è poi senza colpa e non è diverso dal mio: non è autistica, non almeno più della media delle persone e sicuramente non più di un qualunque informatico. Il tavolino su cui è sempre rannicchiata non è vuoto.

Ci è poggiato sopra un tablet.

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