Attraverso il treno – Un vagone da pazzi (8/12)

Parte 8: Un vagone da pazzi

Mentre il treno si fermava ad un’altra stazione, Alice entrò nel vagone che le era stato preannunciato pieno di matti. In realtà l’intero vagone era vuoto, fatta eccezione per tre uomini seduti vicini. Due parlottavano fra di loro, uno dormiva.
Erano tutt’e tre sulla quarantina ma il loro modo di fare (almeno dei due svegli) palesava non solo che si conoscessero dalle scuole superiori, ma anche che la loro età mentale era rimasta ferma lì.
“Non c’è posto! Non c’è posto!” gridarono subito i due svegli ad Alice quando la videro entrare.
“E’ PIENO, di posto!” rispose Alice indignata. Poi, quasi per dispetto, si sedette su un bel sedile vicino ai tre.

“Io sono Matteo” si presentò uno dei due svegli “Lui è Camillo.” e indicò l’altro sveglio.
“Vuoi un po’ di vino?” disse con un tono quasi incoraggiante Camillo.
“Non vedo vino” osservò Alice. Infatti avevano con loro solo del tè.
“Non ce n’è, infatti” disse Camillo.
“Allora non è stato gentile da parte tua offrirmelo” disse Alice arrabbiata.
“Non è stato gentile neppure da parte tua sederti senza essere stata invitata” rispose pronto Camillo.
“Non sapevo che fosse il VOSTRO vagone” disse Alice. “Ci siamo solo noi tre!”
Alice era interdetta da tanta faccia tosta e per un po’ stettero tutti in silenzio.

Dopo un po’, annoiati, i due pensarono bene di divertirsi alle spese del loro amico dormiente. Matteo gli diede uno schiaffo sulla nuca e poi si girò subito a parlare con Camillo, fingendo indifferenza. L’amico si svegliò di soprassalto, si guardò intorno e poi riprese a dormire.

Alice ebbe un sospiro di sconforto: “Mi pare che dovreste spendere meglio il vostro tempo, invece di fare scherzi idioti al vostro amico.”
“Se tu conoscessi il Tempo come me”, rispose il Matteo “non parleresti di perdere LUI. E’ LUI che è così”.
“Non capisco” disse Alice.
“Naturale che non capisci!” disse Matteo, scuotendo la testa con aria sprezzante.
“Scommetto che non hai mai parlato col Tempo!” “Non mi pare”, rispose Alice prudentemente. Ma quando sono sul treno spesso (ma certo non oggi) non so come ingannarlo, il tempo”.
“Ora capisco!” disse Matteo. “Ma lo sai, almeno, che lui non sopporta di essere ingannato? Se tu riuscissi a restare in buon accordo con lui, ti farebbe con l’orologio tutto quello che desideri tu. Per esempio: questo treno è fermo in questa stazione non so da quando e tu non vedi l’ora di arrivare alla tua stazione. Ecco, basterebbe che tu mormorassi una parolina al Tempo e in un attimo sarebbe già l’ora d’arrivo in cui il treno deve arrivare.
“Sarebbe bello davvero” disse Alice, assorta. “Però se fossi in compagnia di un ragazzo che mi piace, non sarebbe più tanto bello. “Nessun problema” disse Matteo. “Potresti fermare l’orologio finché ti piace”.
“Fate così voi?” domandò Alice.
Matteo scosse la testa tristemente. “No, io no purtroppo” sospirò. “Io e il Tempo

In quell’istante l’amico che dormiva si scosse e iniziò a cantare, finché Matteo non gli diede un altro schiaffo che lo zittì.

Poi Matteo sbottò di colpo: “Voglio un sedile pulito. Spostiamoci tutti in quei posti lì davanti!”. Non appena ebbe finito di parlare, si spostò e gli altri due lo seguirono. Una volta seduti, l’amico che dormiva, ormai sveglio, iniziò a raccontare una storia.
Alice era rimasta nel suo vecchio posto e da lì non sentiva, così, a malincuore, si spostò anch’essa, andando vicino a loro. Appena si sedette, i tre la guardarono storto. “Voglio un sedile pulito. Spostiamoci!” urlò di nuovo Matteo e i tre lasciarono nuovamente Alice da sola.

“Non tornerò più in QUESTO VAGONE” disse Alice tra sé, avviandosi verso il vagone successivo.
(Continua…)

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