Attraverso il treno – La partita ad Angry Birds (10/12)

Parte 10: La partita ad Angry Birds

“Sai giocare ad Angry Birds?” chiese il capotreno ad Alice.
“Sì” rispose Alice e si avvicinò a lui. Accanto al capotreno stava il Signor Bianchi, il macchinista, che Alice conosceva di vista.
“Buongiorno” le disse il Signor Bianchi ad Alice.
“Insomma” disse Alice. “Ma che c’entra Angry Birds adesso?” “Ssst! Ssst!” bisbigliò il Signor Bianchi. Siamo fermi qui in attesa che sblocchino i semafori e Dio solo sa quanto tempo potrà passare. Il capotreno ha pensato di fare quindi un torneo tra tutti i viaggiatori.”
“Partecipa anche quella signora con il bambino?” chiese Alice “sono un po’ preoccupata per lui”
“No, è stata multata e cacciata fuori”
“Perché?” disse Alice.
“Hai detto: “Che peccato”?” domandò il Signor Bianchi.
“No, non l’ho detto” disse Alice. “Non credo che sia poi un gran peccato. Ho detto: “Perché”?”
“Ha tirato le orecchie al controllore…” disse il Signor Bianchi. Ma Alice scoppiò a ridere.
“Oh, ssst!” mormorò il Signor Bianchi, con tono spaventato. “Il capotreno potrebbe sentirti”
“Tutti pronti per il torneo!” gridò a questo punto il controllore.

Alice, con l’aiuto del Signor Bianchi, fece partire il gioco nel suo telefonino. Ma si rese subito conto che Angry Birds cc’entrava poco. Anzi, pensò subito che non aveva mai visto un gioco così curioso in tutta la sua vita. Sembrava una versione lisergica del gioco: al posto dei famosi uccelli c’erano dei fenicotteri che, una volta fatto il lancio, andavano per i fatti loro senza nessuna logica apparente. Il campo di gioco sembrava più quello del vecchissimo Donkey Kong e tutti i giocatori erano presenti nel riquadro e continuavano tutti a lanciare fenicotteri avanti e indietro. Così Alice fu costretta a concludere che per lei il gioco era troppo difficile.
Ben presto anche il capotreno fu preso dalla furia del gioco: pestava i piedi e non faceva che gridare continuamente “Fatgli la multa!” oppure “Fatele la multa!”.
Alice era piuttosto preoccupata: a dire la verità non aveva ancora avuto questioni con il capotreno, ma sapeva benissimo che questo poteva succedere da un momento all’altro. “E allora”, pensava “che sarà di me? E’ una fissazione questa di voler multare tutti ad ogni costo! C’è da meravigliarsi che non siano stati ancora cacciati tutti via!” Era disperata. Si guardò intorno per cercare una via d’uscita, un posto dal quale potesse svignarsela senza essere vista. Allora si
accorse che era arrivato silenziosamente vicino a lei il ragazzo mediorientale.
Alice abbandonò il suo telefonino e comincià a raccontare la partita al ragazzo. Era contenta che ci fosse finalmente qualcuno ad ascoltarla. Fu tanto presa dal discorso che non si accorse che le si era avvicinato il controllore.
“Con chi STAI parlando?” le chiese il controllore. “Con questo ragazzo… è un mio amico” disse Alice.
“Ha uno sguardo che non mi piace per niente” disse il controllore. “Comunque, se proprio vuole, mi dia il suo biglietto”.
“Preferisco di no” disse il ragazzo.
“Non essere insolente!” disse il controllore. “E non guardarmi così!” Poi andò a chiamare il capotreno, che in quel momento passava da lì, e gli chiese di mandare via quel ragazzo. Il capotreno, che aveva un unico modo di risolvere le difficoltà, di qualsiasi genere, gridò: “Fategli la multa!”.
“Corro io stesso a chiamare la Polfer” disse il controllore. E scappò via.

(Continua…)

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