Parte 1: Nel treno
Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul sedile del treno accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non c’erano né dialoghi né figure (e a che serve un libro – pensò Alice – senza dialoghi né figure?)
A dire il vero non era possibile pensare molto, perché faceva caldo, l’aria condizionata era rotta e Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse.
Stava facendo giusto questa riflessione quando le passò accanto il Signor Bianchi, il quale diceva fra sé: “Santo Cielo! Sono in ritardo più di un treno!”. Alice, da pendolare abitudinaria e buona osservatrice, sapeva bene che Bianchi era il macchinista e quindi si chiese subito come mai stesse lì a vagare tra i vagoni mentre il treno era arzillo e in movimento. Prima che Alice riuscisse ad esplicitare la sua domanda, Bianchi accelerò il passo, aprì la porta e andò al vagone successivo. Alice, ardente di curiosità, si alzò in piedi e cominciò a seguirlo.
Per le imperscrutabili leggi della distribuzione delle persone tra i vari scompartimenti – argomento per il quale Alice si era riproposta di dedicare un’attenta riflessione in un momento più consono -, il vagone successivo era stracolmo di persone. Schiacciata tra due omaccioni, Alice si sentiva piccola piccola ed era talmente incastrata da non riuscire nemmeno a vedere i propri piedi, figurarsi il Signor Bianchi, che ormai era chissà dove.
Appena si accorse di averlo perso di vista, Alice iniziò a piangere.
“Ma perché piango? Non serve proprio a niente!” disse fra sé Alice. E dopo un po’, con un tono deciso, aggiunse: “Ti consiglio di smetterla immediatamente”. Alice infatti si dava spesso buoni consigli (anche se raramente poi li seguiva) perché quella strana fanciulla si divertiva a credere di essere in due. “Ma ora è inutile voler credermi in due – pensò la povera Alice, – mi resta appena lo spazio per star qui io da sola.”
Di punto in bianco, miracolosamente le persone in piedi iniziarono a spostarsi e il fitto iniziò a diradarsi. Alice riuscì a raggiungere la porta che dava al vagone successivo e scorse il Signor Bianchi poco più in là, anche lui bloccato dalla ressa. Aveva in mano un paio di guanti ed un ventaglio femminili, e mormorava furiosamente “Oh mia moglie! Si arrabbierà di certo! L’ho fatta aspettare così tanto!” Alice provò a dirgli timidamente: “per piacere, signore…” Ma alle sue parole il Signor Bianchi ebbe un sussulto, lasciò cadere i guanti e il ventaglio, si fece largo a forza tra i viaggiatori e fuggì a tutta velocità, perdendosi nel buio. Alice raccolse i guanti e il ventaglio. “Questo ventaglio è proprio ciò che ci voleva!” disse Alice, che sudava copiosamente, e iniziò a sventolarsi.
In quel momento il treno si fermò ad una fermata, una fiumana di persone uscì fuori e altrettanta ne entrò dentro, spingendo Alice oltre la porta, dentro il vagone successivo.
(Continua…)
Carrol ti fa un baffo. Idea geniale la tua; il treno è davvero un mondo meraviglioso
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Troppo buona: in realtà non sono degno di accostarmi a Carrol.
Soprattutto i primi due post, saranno più “introduttivi” che altro…
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