Ti sei sempre immaginato che ad un certo punto arrivano i goccioloni, che rallegrano Renzo e in una settimana portano via il contagio dal lazzaretto. E tutti usciamo per strada, mano nella mano, e festeggiamo fino a tarda notte.
Hai sempre pensato che ad un certo punto i sovietici e gli americani aprono i cancelli e si torna tutti a casa. Ancora qualche mese e sei di nuovo nei posti a te cari e tutti si ritrovano, si abbracciano, piangono, ridono e le bocche e le orecchie si fanno fiume e letto per coprire il deserto della solitudine e del silenzio degli anni passati.
Questo succede a vivere nei libri o, peggio, con disattenzione.
I reduci dai campi non vuole sentirli nessuno, perché basta tristezza e poi forse stai anche un po’ esagerando: a me hanno detto che non è andata così, anzi non è andata proprio: il dramma collettivo che abbiamo vissuto ora dicono che non esiste.
Il contagio se ne va con una lentezza disarmante. La vita non ritorna nei campi aperti: torna negli interstizi. Non brucia le case come la storia: penetra nelle fessure come la primavera.
E non torniamo alla luce prendendoci per mano: usciamo dalle grotte a tentoni, con unghie affilate e denti pronti ad azzannare.
Non è che un bel giorno ti svegli, prendi l’abbonamento del treno, monti su e tutti i pendolari abituali ti salutano commossi. Prendi il treno un giorno al mese, poi uno a settimana, forse, se non aumentano di nuovo i contagi, i ricoveri, i morti. L’abbonamento non sai neanche se lo rifarai mai.
Il vagone lo trovi pieno a metà e solo un quarto è composto da facce note, ancora coperte da mascherina, per lo più silenziose, più immerse di prima nei loro telefoni, impegnati a difendere o ad attaccare i vaccini. L’altra metà è proprio vuota, perché, anche se le regole si sono ammorbidite, in tanti non vogliono nessuno accanto e c’è chi litiga non perché l’altro ha occupato il posto accanto ma perché si è accaparrato quattro posti, giusto per stare sicuri. E l’altra metà è vuota perché tutti gli altri sono rimasti a casa, a fare telelavoro o a non fare proprio niente, oppure perché… ma quella è un’ipotesi da non prendere neanche in considerazione, perché in fondo a me hanno detto che la covid non esiste.
ieri sono risalita su un treno dopo tanto tempo. Gli studenti lo riempivano, ma posti liberi ce n’erano… e no, nemmeno io rinnovo l’abbonamento da un paio d’anni..
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Ho visto che anche i tuoi post si sono rarefatti. E anche questo non mi rende molto allegro.
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diciamo che in questo periodo con gli impegni supplementari che mi sono presa, il treno non è il mezzo più affidabile con cui muovermi
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