Osserva

Il cartello della stazione mi guarda sornione.

Osserva.

Non è che il cartello osserva. Osserva è ciò che c’è scritto, nel cartello.

Osserva.

Non è un’esortazione. Anche se farei bene a prenderla come tale.

Osserva è un piccolo paese in provincia di Millemondi. Dista sette minuti esatti da casa mia, in auto, o almeno così dice il signor Gugol. Da pedone, sempre secondo il signor G, diventano trenta, i minuti. Mister G però non tiene conto della visita in pronto soccorso, che diventa quasi certa se si è abbastanza folli da attraversare la strada provinciale a piedi.

La piccola stazione di Osserva è sperduta nella campagna, nascosta tra la nebbia e il buio. Sarebbe anche un’affascinante avventura esplorare i dintorni. O il buon incipit di un libro dell’orrore. Se non fosse che a casa ci sono ad aspettarmi i miei figli e mia moglie.

Niente libro dell’orrore, per oggi. Solo una piccola stupida commedia.

《Pronto? Amore? Puoi venirmi a prendere, per favore? Sì, ho di nuovo perso di vista la mia fermata del treno. Sono a Osserva, la fermata successiva. Grazie.》

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