Buongiorno, caserma dei carabinieri, sempre così austera, eh?, tu e il tuo limite invalicabile…
Ed ecco anche lei… vroom… la moto del vicino, che mi conferma che sono in orario.
E guarda chi c’è! Ha appena svoltato l’angolo, la ragazza dalle mille facce. È rientrata prima quest’anno!
Non c’è traccia della sedicenne (ormai diciassettenne) e dei suoi coetanei, invece. E non ce ne sarà finché non riapriranno le scuole.
E ovviamente niente galaverna, ché va bene gli sconvolgimenti climatici, ma a tutto c’è un limite.
Ma tutto il resto è lì dove l’ho lasciato. Compreso il succo d’ananas tra i binari, in un tetrapak diventato ormai blu, che da anni mi indica dove si apriranno le porte dello scompartimento più vuoto.
Salgo sul treno, leggo la solita targhetta (qual è la capienza, quanti chili porta…) e vedo che anche l’uomo che borbotta è ancora lì.
E tutte queste piccole conferme mi fanno contento, nonostante la fine delle vacanze e il ritorno allo stress.
Noi pendolari siamo gatti abitudinari.
Il tran tran sublime e mellifluo, quotidana discipina, rituale dell’ordine mentale che ci salva dalla follia.
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