Attraverso il treno – Epilogo (12/12)

Parte 12: Epilogo

Alice tornò dunque nel vagone precedente. Qui c’erano ancora il capotreno, il controllore e il macchinista Bianchi. Attirati dal torneo, nel vagone c’erano anche passeggeri incontrati da Alice in vari altri vagoni.
Chi non c’era più era invece il ragazzo mediorientale, che si era rifiutato di esibire il biglietto.
I vari funzionari delle ferrovie erano ancora arrabbiati per esserselo fatto sfuggire e volevano sfogarsi su qualcuno. La scelta era caduta su un altro uomo straniero e con la barba lunga: un capro espiatorio perfetto. Tant’è che anche buona parte degli altri viaggiatori era d’accordo nel multarlo.
“Il biglietto io ce l’ho!” disse l’uomo, mostrando un regolare biglietto.
“Troppo facile così” disse il controllore “Qualcuno l’ha vista oblietarlo?”. La folla annuiva.
“Lei, ad esempio” continuò il controllore, rivolto a Matteo il matto “lo ha visto?”
“Io, veramente…” biascicò Matteo emozionato perché era osservato da tutti.
“Rispondi! E non essere nervoso o multo anche te!” disse il controllore. Ma Matteo ormai era nel panico.
“E lei ha visto niente?” chiese allora al padre del bambino che piangeva.
“Io mi faccio solo i cazzi miei” disse l’uomo.
“Multatelo! Buttatelo fuori!” urlò allora il capotreno.
A questo punto Alice non ne poteva più: era stanca del viaggio, stanca di tutte quelle stranezze, stanca per come il controllore e il capotreno trattavano tutti. Sentiva crescere in sé una rabbia incredibile.
“Ma smettetela!” gridò Alice.
Tutti si volsero verso di lei.
“CHI sei tu?” le chiese il controllore
“Non è importante” rispose Alice.
La folla iniziò a mormorare. Chi non aveva sentito, chiese ai vicini. Alcuni diveno “Ha risposto che non è importante”, altri “Ha detto che è una persona importante”. E fu tutto un mormorio “Importante… non importante… non importante… importante…”.
“Cosa sai di questo signore?” domandò il controllore.
“Niente” disse Alice.
“PROPRIO niente” insistette il controllore.
“Proprio niente” confermò Alice.
Il mormorio aumentava. In quel momento il controllore, che intanto era stato occupato a segnare qualcuno su un taccuino, gridò: “Silenzio!” e lesse quello che aveva scritto: “Articolo quarantadue: ‘Tutte le persone che non ne sanno niente devono lasciare il vagone!'”.
Tutti guardarono Alice.
“Come volete. Io non me ne andrò in ogni caso” disse Alice. “Ma questa non è una vera legge. L’avete inventata voi adesso”.
“E’ l’articolo più vecchio del codice!” disse il controllore.
“Allora dovrebbe essere il numero uno!” rispose Alice.
Il controllore impallidì per la rabbia e chiuse in tutta fretta il suo taccuino.
“Io sto solo applicando il regolamento” disse il controllore cercando di mantenere la calma. “Il signore va multato e lei anche.”
“Per conto mio, ho l’impressione che non ci sia un briciolo di senso.”
“Se non siete d’accordo”, disse il controllore “farete ricorso. E se davvero non c’è alcun senso, ci risparmia parecchi fastidi, perché così non siamo costretti a cercarne uno.”
Il signore accusato cercò di parlare ma fu subito zittito dal capotreno: “Adesso basta, fategli la multa!”
“A chi credi di far paura?” disse Alice. Non aveva ancora finito di parlare, quando il capotreno, il controllore, il macchinista e tutta la folla di passeggeri si avvicinò verso di lei con fare minaccioso. Alice ebbe un piccolo grido, un po’ per la rabbia e un po’ per la paura.

Cercò di difendersi, di cacciarli tutti via e… si risvegliò sul suo sedile: aveva il capo posato sul grembo di sua sorella, la quale era intenta a toglierle dal viso dei punti neri, attività che sembra molto in voga tra le donne.
“Svegliati, Alice” disse la sorella. “Che sonno lungo hai fatto!” “Oh, che strano sogno ho fatto!” mormorò Alice. E raccontò alla sorella le strane avventure che avete appena finito di leggere. Quando poi Alice giunse alla fine della sua storia, la sorella la baciò dicendo: “E’ stato davvero uno strano sogno. Ma adesso preparati: siamo quasi arrivati.”
Alice si alzò e prese tutti i suoi bagagli. Ma intanto pensava ancora al suo sogno meraviglioso.

Fine.

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