Attraverso il treno – Un compito per il Signor Bianchi (3/12)

Parte 3: Un compito per il Signor Bianchi

Alice si trovò all’improvviso faccia a faccia con il Signor Bianchi, il macchinista del treno.
“Allora, Marianna, che FAI qui?” le chiese arrabbiato Bianchi rivolto verso Alice. “Corri subito nel mio scompartimento e portami un paio di guanti e un ventaglio! Svelta!”
Alice restò così intimidita che corse subito nella direzione indicata dal Coniglio e non tentò neppure di spiegare l’equivoco.
“Mi ha scambiata per sua figlia” diceva mentre correva. “Come resterà sorpreso quando saprà chi sono! Ma è meglio che il ventaglio e i guanti glieli porti. Naturalmente, se li troverò”.

Alice arrivò al primo vagone, trovò lo scompartimento riservato al personale ferroviario ed entrò. Solo in quel momento, tornata più o meno in sé, si rese conto di avere già in mano ciò che il Signor Bianchi voleva. Fece per uscire dallo scompartimento ma intanto la porta si era chiusa e non riusciva più ad aprirla. L’etichetta sulla porta diceva SPINGERE. Alice, come quasi tutti i viaggiatori, puntualmente in questi casi faceva confusione ed iniziò a tirare. L’assurdità della situazione, l’ansia del dover tornare subito dal Signor Bianchi e la sua innata insicurezza la fecero andare nel panico. Si affacciò allora dal finestrino gridando: “Non riesco ad aprire la porta! Aiutatemi!”.

Accorsero dalla banchina il Signor Bianchi e altri due ferrovieri.
Provarono a farla uscire dal finestrino, mettendo una scala sul vagone; ma Alice era troppo grande per passarci.
“Non ci resta che bruciare lo scompartimento” propose la voce del Signor Bianchi. Disperata, Alice gridò allora con tutto il suo fiato: “Se lo fate, ve ne pentirete!” Seguì un silenzio mortale. “Che faranno adesso?” si chiedeva Alice. “Se avessero un po’ di buon senso, scoperchierebbero il vagone”.
Dopo un minuto o due la confusione delle voci ricominciò. Alice udì il Signor Bianchi che diceva: “Per cominciare basterà una carriola”. “Una carriola di CHE?” pensava Alice. Ma non ebbe molto tempo per domandarselo. Subito una pioggia di sassi picchiò contro il finestrino: alcuni attraversarono la parte aperta del finestrino e la colpirono sul viso.
“Bisogna che la smettano” si disse. E gridò: “Sarà meglio per voi che la smettiate!” Il grido provocò un nuovo pesante silenzio per un po’ di tempo.

Intanto Alice si accorse con sorpresa che la porta si apriva facilmente: bastava spingere invece di tirare.
Davanti a lei c’era un assembramento di persone che cercava di capire cosa stesse succedendo. Alice, paonazza di vergogna, si fece piccola piccola, scese dal treno e correndo andò verso un vagone più lontano, dove nessuno la potesse riconoscere.

(Continua…)

5 pensieri su “Attraverso il treno – Un compito per il Signor Bianchi (3/12)

    • Scusi, signor Lewis, non volevo offenderla.
      E’ solo uno scherzo, una parodia.
      E poi lei con un fratello come Jerry c’ha poco da fare il saccente esigente.
      Ah, non è suo fratello? Ah Lewis è il nome e non è neanche vero? Vabbe’… be’… specchio riflesso!

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  1. Mi lasci esprimere tutta la mia solidarietà, reverendo Dodgson. I modi di questi teppistelli mi fanno rimpiangere la tranquillità della nostra benevola epoca Vittoriana, un periodo di cui si sono scritte troppe maldicenze, ma lasci che le dica una cosa: il dottor Henry Jekyll era un galantuomo, Hyde non era nemmeno un suo
    lontano parente e ad Arcore ha fatto solo lo stalliere. E quanto a quelle ragazze, erano tutte prostitute.

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